Punti
+/– dell'apparecchio.
L'apparecchio
è un classico esempio di come, nella
seconda metà degli anni '20, nel
mercato della radio potessero convivere
apparecchi di costo e filosofia tecnica
cosi palesemente diversi.
Da un lato la radio a galena e, dall'altro
apparecchi sofisticati come questo (otto
triodi in circuito tropadina). Va anche
detto che non erano nemmeno apparecchi di
facile messa a punto per un ascolto soddisfacente.
Questo poteva volere dire consumare le batterie,
prima di ascoltare qualcosa di decente!
Per questo era anche possibile alimentare
l'apparecchio con batterie esterne più
capaci e durevoli.
Uno
dei limiti di questo tipo di circuito "tropadina"
stava nel fatto che, tutto il processo di
eterodinaggio per la creazione del battimento
di media frequenza necessario per il funzionamento
del circuito, avveniva nel circuito di antenna
a telaio dell'apparecchio, irradiando forti
disturbi (fischi) che potevano essere ricevuti
da altri malcapitati possessori di apparecchi
riceventi nei d'intorni.
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Brevi
note sull'azienda.
La
Società Anonima Superpila di Firenze,
già dagli inizi del novecento era
attiva sul territorio nazionale come produttore
e rivenditore di pile e secco ed a liquido,
per i più svariati usi civili ed
industriali. Alla metà degli anni
venti la sua rete capillare di distribuzione
e l'irrompere della radio come nuovo "gadget"
per la borghesia italiana , indusse Superpila
a fare il salto di qualità e non
trovando il prodotto adatto decise di costruirselo.
Nacquerò, così, due modelli
(oggi rarissimi) uno in contenitore a cassetta
per l'uso in casa e l'altro come radio valigia
portatile. Entrambi alimentati a batteria.
La notorietà di questi modelli unici
fu molto fugace e la ditta tornò,
presumibilmente, presto a fare ciò
che aveva sempre fatto: batterie.
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